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Come si sceglie chi ti scrive il gestionale: sei domande da fare prima di firmare

Paolo De Giglio
Paolo De Giglio
5 min
Come si sceglie chi ti scrive il gestionale: sei domande da fare prima di firmare

Come si sceglie chi ti scrive il gestionale: sei domande da fare prima di firmare

Chi valuta una software house guarda quasi sempre le cose sbagliate: il portfolio, il numero di persone, gli anni di attività. Sono informazioni vere e dicono poco, perché descrivono il fornitore e non il tuo progetto. Le sei domande qui sotto riguardano il tuo progetto, e le risposte si capiscono anche senza essere del mestiere.

Scriviamo gestionali su misura, quindi questo pezzo ha un conflitto d'interesse evidente. Lo mettiamo in cima invece che in fondo, e la contromisura è che due delle sei domande servono a capire se conviene non farlo su misura.

1. Che cosa succede se domani sparite

È la domanda che nessuno fa e che decide più di tutte le altre.

La risposta utile non è rassicurante, è concreta: dove sta il codice, chi ce l'ha, in che forma, e quanto ci mette un'altra azienda a metterci le mani. Se il codice sta solo sui server del fornitore e nessun altro può leggerlo, il gestionale non è tuo, è in affitto. Può andare bene, ma va saputo prima.

Chiedi che la risposta sia scritta nel contratto, non detta in riunione. La forma minima è: repository accessibile, documentazione dell'ambiente, e la possibilità di portare via i dati in un formato leggibile senza chiedere il permesso.

2. Chi ha scritto il preventivo ha visto il reparto

Un preventivo per un gestionale di produzione fatto senza avere mai visto come si lavora è una stima su un processo immaginario. Non è disonestà: è che i processi veri hanno eccezioni che nessuno racconta in riunione, perché a chi ci lavora sembrano ovvie.

Il segnale positivo è specifico: il preventivo nomina cose tue. Il nome di una lavorazione, il momento in cui il pezzo cambia stato, la persona che oggi tiene il foglio. Se contiene solo moduli e funzionalità, chi lo ha scritto ha guardato il proprio listino, non il tuo capannone.

Se vuoi capire in mezz'ora se abbiamo capito il tuo processo, scrivici: la prima conversazione serve a quello, e finisce con una risposta anche quando la risposta è che non siamo noi.

3. Cosa c'è già di pronto, e cosa va scritto davvero

Questa è la domanda che ci danneggia, e va fatta.

Molto di quello che serve a un'azienda esiste già in pacchetti che costano meno di qualunque sviluppo. Fatturazione, magazzino di base, contabilità: se il tuo bisogno è quello, il su misura è la scelta sbagliata, e chi te lo propone comunque sta vendendo ore.

Il su misura ha senso quando il modo in cui lavori è il tuo vantaggio, e adattarlo a un pacchetto significherebbe perderlo. Nel conto terzi capita spesso, perché il ciclo di lavorazione, il modo di preventivare e la gestione delle eccezioni sono esattamente ciò che ti distingue dal capannone accanto.

La domanda operativa è: quale parte del mio lavoro non entra in nessun pacchetto? Quella parte si scrive, il resto si compra.

4. Chi lo manterrà, e quanto costa quando non succede niente

Un gestionale non finisce alla consegna. Va aggiornato quando cambia una norma, quando cambia un fornitore, quando cambia il modo di lavorare.

Chiedi il costo di manutenzione annuale in cifra, non in percentuale, e chiedi cosa comprende: correzione di difetti, adeguamenti normativi, piccole modifiche, o soltanto il fatto che qualcuno risponda al telefono. È la voce che nei preventivi resta vaga e che nei tre anni successivi pesa più dello sviluppo iniziale.

Chiedi anche quante persone conoscono il tuo progetto. Se è una sola, il rischio non è il fornitore: è quella persona.

5. Come si integra con quello che hai già

Nessuna azienda parte da zero. C'è il gestionale contabile, c'è il file del listino, c'è il portale di un cliente grosso che impone il suo formato.

Nel manifatturiero italiano il 59,9% delle imprese con almeno dieci addetti usa già un software gestionale, secondo la rilevazione ISTAT Imprese e ICT del 2025 su un campione di 26.246 imprese con almeno dieci addetti. La domanda quindi quasi mai è "quale gestionale prendo", è "come parlano fra loro quelli che ho".

Il segnale da cercare nella risposta è che il fornitore chieda di vedere i dati veri prima di rispondere. Chi dice che si integra con tutto, senza guardare, non ha guardato.

6. Cosa devo fare io, e quanto tempo mi costa

I progetti che vanno male raramente falliscono per motivi tecnici. Falliscono perché la persona che doveva rispondere alle domande non aveva tempo.

Chiedi una stima delle tue ore, non delle loro: quante riunioni, chi deve esserci, in quale periodo. Se la risposta è che non serve quasi niente da parte tua, o il progetto è banale, o quella stima arriverà dopo, sotto forma di ritardo.

Cosa non guardare

Il numero di dipendenti del fornitore. Dice quanto è grande, non quanto sarà seguito il tuo progetto. Su un lavoro da poche decine di migliaia di euro, in un'azienda grande, sei un cliente piccolo.

Il portfolio, se è fatto di loghi. Un logo non dice cosa è stato costruito né se funziona ancora. Chiedi invece di parlare con qualcuno che usa il software da almeno due anni: è l'unica prova che conta, e chi la nega dice qualcosa.

I premi e le certificazioni, se non riguardano il tuo settore o i tuoi dati. Sono informazioni sul fornitore, di nuovo, non sul tuo progetto.

Da dove conviene partire

Da un processo solo, quello che oggi ti costa più ore e di cui conosci il costo. Un perimetro così sta fra i 5.000 e i 10.000 euro, si consegna in settimane e non in mesi, e alla fine sai due cose che nessun preventivo ti può dire prima: se quel fornitore capisce come lavori, e se il beneficio c'è.

Se vuoi provare questa conversazione, scrivici. Mezz'ora, e non serve preparare niente.

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