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Mandare i dati dell'azienda dentro un modello: le tre strade e cosa comporta ciascuna

Simone Bersani
Simone Bersani
5 min
Mandare i dati dell'azienda dentro un modello: le tre strade e cosa comporta ciascuna

Mandare i dati dell'azienda dentro un modello: le tre strade e cosa comporta ciascuna

Ci sono tre configurazioni possibili, e la differenza fra loro non è la sicurezza in astratto: è dove si trova il dato nel momento esatto in cui il modello lo elabora.

Nella prima il dato esce dall'azienda e va sui server di chi fornisce il modello. Nella seconda resta dentro l'azienda, e il modello viene installato lì. Nella terza il dato esce ma va su un'infrastruttura dedicata a te, con condizioni scritte in un contratto.

Costano cose diverse, permettono cose diverse, e la scelta non è tecnica: dipende da che tipo di dato è.

Se vuoi capire quale delle tre serve al caso che hai in mente, l'autovalutazione fa nove domande e restituisce un quadro in circa tre minuti.

Strada uno: il dato esce

È la configurazione più diffusa perché è la più semplice e la meno cara. Il programma manda al fornitore del modello il pezzo di testo che serve, riceve la risposta, e la usa.

Cosa comporta. Quel pezzo di testo, per il tempo dell'elaborazione, sta su un'infrastruttura che non controlli. Le condizioni di ciò che accade dopo, se il testo venga conservato e per quanto, se venga usato per addestrare, cambiano da fornitore a fornitore e cambiano nel tempo: sono scritte nelle condizioni del servizio, e vanno lette nella versione in vigore, non in quella che qualcuno ricorda.

Quando va bene. Quando quello che esce non identifica nessuno e non contiene il tuo vantaggio competitivo. Un testo che descrive una lavorazione generica, una richiesta riformulata, una bozza di documento senza nomi.

Quando non va bene. Quando il testo contiene dati di persone, condizioni commerciali, disegni tecnici che sono il tuo mestiere, o informazioni che un cliente ti ha dato con un vincolo.

Strada due: il dato resta dentro

Il modello viene installato su una macchina in azienda o su un server che è tuo. Il dato non attraversa niente.

Cosa comporta. Serve hardware, e serve qualcuno che tenga in piedi quella macchina. I modelli che si possono installare sono meno capaci di quelli più grandi disponibili come servizio, e la distanza si sente su compiti complessi mentre non si sente quasi su compiti circoscritti come classificare, estrarre campi da un testo, cercare dentro documenti.

Quando va bene. Quando il compito è circoscritto e i dati sono sensibili. È la configurazione che risolve la maggior parte delle preoccupazioni senza discussioni contrattuali.

Quando non va bene. Quando il compito richiede il modello più capace disponibile, o quando non c'è nessuno che possa occuparsi di una macchina in più.

Strada tre: il dato esce, ma con un contratto

Le infrastrutture dedicate offrono il modello con condizioni negoziate: dove stanno i server, cosa viene conservato, per quanto, e con quali garanzie.

Cosa comporta. Costa più della prima strada e meno della seconda in termini di gestione. Sposta il problema dal piano tecnico a quello contrattuale, ed è una scelta ragionevole quando l'azienda ha già l'abitudine di gestire fornitori con contratti seri.

Quando va bene. Quando serve un modello capace e i dati non possono stare in una configurazione generica.

Le cinque domande da fare al fornitore, in qualunque delle tre

Vanno fatte prima di firmare e la risposta va messa per iscritto.

Dove si trova fisicamente il server che elabora. Cosa viene conservato del contenuto che gli mando, e per quanto tempo. Se quel contenuto viene usato per addestrare qualcosa. Chi, dentro l'organizzazione del fornitore, può accedervi. E cosa succede ai dati il giorno in cui smetto.

Un fornitore che risponde a tutte e cinque in modo verificabile ha già fatto questo lavoro per altri. Uno che risponde con rassicurazioni generiche lo sta facendo adesso, con te.

Il problema che nessuno mette a preventivo

Mentre l'azienda valuta con prudenza quale configurazione scegliere, una parte del personale usa già l'intelligenza artificiale con account personali, incollando documenti aziendali in servizi gratuiti.

È il caso peggiore delle tre strade, e succede senza che nessuno lo decida: dato che esce, nessun contratto, nessuna traccia di cosa sia uscito. La differenza fra questo e la strada uno non è tecnica, è che nella strada uno qualcuno ha scelto cosa esce.

Per questo la domanda pratica quasi mai è se usare l'intelligenza artificiale: è dove, dentro un perimetro deciso o fuori da qualunque perimetro.

Cosa dicono le imprese italiane

Fra quelle che hanno valutato l'intelligenza artificiale senza poi realizzare investimenti, il 43,2% indica le preoccupazioni su privacy e protezione dei dati fra gli ostacoli, secondo la rilevazione ISTAT Imprese e ICT del 2025 su un campione di 26.246 imprese con almeno dieci addetti. È il quarto motivo dichiarato, dietro alle competenze (58,6%), alla chiarezza legislativa (47,3%) e alla qualità dei dati (45,2%).

Vale la pena notare che la preoccupazione sulla privacy e quella sulla legge sono contate separatamente, e sono cose diverse: la prima riguarda dove finiscono i dati, la seconda cosa impone la norma. Confonderle porta a rimandare un progetto per un motivo mentre il problema vero è l'altro.

Come si decide, in pratica

Si guarda il singolo processo, non l'azienda intera. Si scrive su una riga quale informazione uscirebbe. Si guarda se quella riga contiene persone, condizioni commerciali o mestiere. Se non contiene niente di tutto ciò, la strada uno basta e costa poco. Se contiene qualcosa, si sceglie fra la seconda e la terza in base a quanto è complesso il compito.

Fatta così, la decisione dura mezz'ora invece di sei mesi, perché riguarda un processo e non un principio.

L'autovalutazione aiuta a fare esattamente questa riga, e ci vogliono circa tre minuti.

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